Nei precedenti articoli, parlando di Charlotte di SATC e di Bree di DH, ho attribuito loro alcune caratteristiche tipiche della “donna perfetta”; ognuno di noi, infatti, ha un’immagine abbastanza precisa di come quest’ultima dovrebbe essere. Ma da dove nasce questo mito?
Nel 1972 Ira Levin, un’autrice americana, scrive un romanzo horror-satirico intitolato “The Stepford Wives”, letteralmente “le mogli di Stepford”, ma tradotto in italiano con “la fabbrica delle mogli”. La protagonista del libro è Johanna Eberhart, una fotografa di successo che, in seguito ad un esaurimento nervoso, decide di lasciare Manhattan e di trasferirsi nella graziosa cittadina di Stepford insieme al marito e ai due figli. Dopo essersi stabilita nella sua nuova bellissima casa inizia ad esplorare il quartiere e a socializzare con i propri vicini. Stringe amicizia con Bobby, un’altra nuova arrivata, la quale sembra l’unica ad avere qualcosa in comune con lei. Si rendono presto conto, infatti, che le donne di Stepford, oltre ad essere incredibilmente belle e sempre in ordine, sembrano agire come degli automi il cui unico scopo è soddisfare i desideri dei propri mariti. Johanna tenterà di andare a fondo a questa storia, ma quando capirà che gli uomini hanno trasformato le proprie mogli in robot da loro comandati sarà troppo tardi e anche a lei toccherà la stessa fine.

Copertina del libro
Tre anni dopo l’uscita del libro, ne viene fatta la prima trasposizione cinematografica: “The Stepford Wives” diventa un thriller diretto da Bryan Forbes e interpretato da Katharine Ross nei panni di Johanna.

Locandina del film del 1975
Vengono realizzate poi diverse rivisitazioni televisive del romanzo: “The revenge of Stepford Wives”, “The Stepford Children” e “The Stepford Husbands”.
Nel 2004 esce invece il remake del primo film con il titolo italiano ”La donna perfetta”, diretto da Frank Oz e interpretato da una favolosa Nicole Kidman. Questa nuova versione nasce come commedia, con l’intento di essere meno drammatica e più ironica rispetto alla prima, fedele trasposizione del libro. Il finale viene completamente riscritto dando alla storia un lieto fine, a mio parere con qualche contraddizione: Johanna e suo marito salvano la situazione e i ruoli di uomini e donne vengono ribaltati, come del resto è giusto che sia! Si scopre inoltre, paradossalmente, che l’ideatore di questo mondo surreale non è un uomo, bensì una donna. Quest’ultima, indignata dal numero crescente di donne in carriera che trascurano i propri obblighi familiari, voleva creare un’armoniosa cittadina dove, secondo una tradizione ormai superata, le donne avrebbero ricoperto il solo ruolo di madri e mogli, annullando quindi il proprio modo di essere, e gli uomini avrebbero avuto il compito di “portare a casa il pane”.

Locandina del film del 2004
Forse è proprio per questo stereotipo che le ragazze di SATC hanno tanta paura di sposarsi e avere dei figli!
In compenso, le protagoniste di Desperate Housewives interpretano in modo del tutto nuovo la figura della casalinga, dimostrando che, pur seguendo in parte la tradizione, una donna può continuare ad essere se stessa e collaborare con il proprio compagno per la riuscita della vita familiare.
Curiosità:
Il termine “Stepford wife” è entrato nell’uso comune della lingua inglese, designando una donna di vecchio stampo che accetta il suo ruolo di sottomissione rispetto al marito. Laura Bush, dopo essere stata definita come tale, ha preferito dichiararsi in una recente conferenza stampa una “Desperate housewife”.